LA MEMORIA È DELLE DONNE.

Per molti non sarà una sorpresa, ma una ricerca scientifica offre ora un’autorevole conferma, le donne ricordano di più e meglio degli uomini. Uno studio della Mayo Clinic and Foundation segnala la maggiore fragilità mnemonica degli uomini.
Il calo delle performance è un fenomeno che colpisce tutti, ma riguarda prima gli uomini, soprattutto attorno ai 40 anni di età.
Clifford Jack, principale autore dello studio, spiega: “un calo della memoria è una cosa che capita a tutti. È una caratteristica sgradevole del normale invecchiamento, ma non significa necessariamente che si sta soffrendo di demenza”.
I ricercatori hanno analizzato la struttura e l’attività cerebrale di 1.246 persone di età compresa fra i 30 e i 95 anni, rilevando la riduzione costante delle capacità mnemonica.
Dallo studio è emerso che l’ippocampo – l’area cerebrale legata alla memoria – va incontro a una riduzione progressiva delle sue dimensioni già a partire dal compimento dei 30 anni fino ai 60 anni, dopodiché la riduzione diventa ancora più veloce. Il fenomeno diventa più evidente fra gli uomini. Il vantaggio femminile sembra legato alla maggiore produzione di ormoni – gli estrogeni – che esercitano un fattore protettivo sui neuroni, almeno fino alla mezza età.
Grazie alla Pet i ricercatori hanno registrato l’accumulo di amiloide, evidenziandone l’aumento dopo i 70 anni. Tuttavia, nei soggetti con l’espressione del gene apoE4 si registra un accumulo di amiloide già attorno ai 57 anni.
Il prof. Charles DeCarli, che lavora presso la University of California di Davis, spiega: “comprendere la biologia alla base di questi primi processi ci aiuta a informarci in modo sostanziale sui modi che abbiamo per mantenere la salute cognitiva e ottimizzare la resistenza alla demenza in età avanzata”.
Sulle differenze fra uomini e donne in termini di capacità mnemoniche si sono concentrati anche i ricercatori dell’Università di Cambridge, il cui studio ha coinvolto 4.500 uomini e donne fra i 49 e i 90 anni.
Stando alle conclusioni, la memoria femminile è più efficiente di quella maschile, che mostra più difficoltà nel processo di recupero e riutilizzo di vecchie informazioni. Ciò vale a qualsiasi età, dal momento che altre ricerche avevano già evidenziato la superiorità delle bambine delle scuole elementari rispetto ai loro coetanei maschi.
I ricercatori si sono serviti di un test chiamato “CANTAB Paired Associates Learning”, utilizzato spesso per verificare lo stato della memoria nei pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, chiedendo ai volontari di risolvere un gioco mnemonico. Si trattava di ricordare la posizione di una determinata figura geometrica all’interno di sei riquadri bianchi e poi di collocare altri sei disegni in altrettante caselle. Via via, il livello di difficoltà aumentava, mentre si moltiplicavano i riquadri e gli oggetti da posizionare nel modo corretto.
I risultati hanno mostrato chiaramente che le donne riuscivano a gestire meglio la propria capacità mnemonica. La ragione di questa superiorità è per il momento difficilmente attribuibile; alcuni parlano di fattori ormonali, altri di differenti funzionalità cerebrali. Il prof. Andrew Blackwell, coordinatore della ricerca, ha commentato in una dichiarazione rilasciata al quotidiano inglese Daily Mail: “stante il campione testato e il metodo oggettivo di valutazione, si può ragionevolmente ritenere che il risultato dell’esame fornisca un’indicazione attendibile sul fatto che la memoria sia generalmente migliore nelle donne piuttosto che negli uomini. Non solo. Abbiamo esaminato anche i dati relativi a persone più giovani, scoprendo che simili differenze nei sessi sono già osservabili anche in età scolare. Pertanto, grazie all’analisi effettuata, siamo in grado di stabilire se le funzioni mnemoniche di un individuo siano normali oppure no in considerazione dell’età, del sesso e del livello di educazione. Precedenti studi scientifici avevano dimostrato come le donne superino nettamente gli uomini nei test sulla funzione verbale, mentre, al contrario, gli uomini sono migliori nelle nozioni che hanno a che fare con gli spazi. Eppure la nostra ricerca ha usato un sistema di misurazione della memoria basato sullo spazio e, in questo caso, il risultato femminile è stato decisamente superiore a quello maschile e questo si può spiegare in vari modi, non ultimo le differenze neurobiologiche ed ambientali”.

Andrea Sperelli, http://www.italiasalute.it

2017-01-03T17:11:56+00:00